Allergia e alimentazione: Anisakis simplex, questo sconosciuto

Che cosa è l’Anisakiasi gastrica ed intestinale

Anisakis simplex è un parassita diffuso e un allergene occulto. È un nematode in grado di infettare diverse specie animali (crostacei, cefalopodi e piccoli pesci) che si comportano da ospiti intermedi. È presente nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico, Pacifico e Indiano.

le sue larve al terzo stadio di sviluppo (L3) nella cavità celomatica (addome), adese ai vari visceri e nel parenchima epatico. Le larve, dalla cavità celomatica, dove tendono ad incistarsi assumendo una caratteristica forma a spirale (Foto 1), possono migrare e raggiungere la muscolatura del pesce (che costituisce la parte edibile) a distanza di alcune ore dalla morte dell’ospite. Le larve sono visibili di solito ad occhio nudo, di colore biancastro e misurano tra i 2 e i 4 cm (Foto 2).

L’uomo si inserisce nel ciclo biologico dell’Anisakis simplex come ospite occasionale ingerendo pesce infetto contenente il parassita nello stadio larvale (la prima segnalazione di Anisakiasi gastrica risale al 1960 ). Una volta ingerite, le larve possono raggiungere l’apparato gastroenterico penetrando nella mucosa gastrica o intestinale, inducendo quadri di parassitosi (Anisakiasi) caratterizzati dal punto di vista sintomatologico da: nausea, vomito, intensa epigastralgia o addominalgia che, in genere, insorgono a distanza di 2-6 ore dall’introduzione del parassita con l’alimento infetto. Tali sintomi possono persistere per 1-3 giorni. Forme croniche di Anisakiasi potrebbero indurre quadri di appendicite, ileite ed occlusione intestinale, La diagnosi di certezza della forma acuta viene posta mediante esecuzione di una gastroduodenoscopia che permette anche la asportazione della larva stessa con risoluzione rapida dei sintomi.

Foto 1. Larve di Anisakis simplex incistate localizzate nella cavità celomatica di cefalo

Foto 1. Larve di Anisakis simplex incistate localizzate nella cavità celomatica di cefalo

Foto 2. Anisakis simplex nel terzo stadio larvale

Foto 2. Anisakis simplex nel terzo stadio larvale

Reazioni allergiche da Anisakis simplex

Da alcuni anni, Anisakis simplex è stato riconosciuto anche come possibile causa di reazioni di ipersensibilità allergiche. I quadri sintomatologici più frequenti comprendono:

  • Prurito diffuso, sindrome orticaria-angioedema fino a quadri di shock anafilattico conseguenti all’ingestione di larve;
  • Protein contact dermatitis”, rinite o rinocongiuntivite, asma, indotte principalmente dal contatto con gli allergeni di Anisakis simplex aerodispersi in vicinanza di sedi di lavorazione di pesce parassitato, rientrando nell’ambito delle patologie professionali.

Sono stati anche segnalati casi di dermatite allergica da contatto delle mani a seguito di contatto diretto con pesce crudo parassitato.

È possibile il riscontro sia di manifestazioni allergiche isolate che di un quadro clinico identificato come “anisakiasi gastro-allergica” caratterizzata da sintomi gastrointestinali associati a sintomi da ipersensibilità (orticaria, angioedema o anafilassi) che insorge dopo ingestione di pesce parassitato con Anisakis.

Epidemiologia delle reazioni allergiche da Anisakis simplex

Negli ultimi anni numerosi casi di reazioni allergiche ad Anisakis simplex sono stati descritti in Paesi (Giappone, Spagna) dove maggiore è il consumo di pesce. Nel 75% di pazienti con orticaria correlata all’ingestione di pesce sono state riscontrate sensibilizzazioni allergiche specifiche nei confronti di Anisakis simplex.

Nonostante non ci siano ancora studi epidemiologici completi, i dati della letteratura fanno ipotizzare che il consumo di pesce crudo parassitato possa rappresentare un fattore di rischio per la sensibilizzazione ad Anisakis simplex.

In Italia i dati epidemiologici sono ancora molto frammentari ma si sta assistendo ad un incremento delle segnalazioni di reazioni avverse indotte da Anisakis simplex dovute all’introduzione di abitudini alimentari proprie di altri Paesi che ha portato ad un aumento diffuso del consumo di prodotti ittici e di pesce crudo prima limitato soltanto alle zone costiere.

Diversi studi evidenziano inoltre una condizione di sensibilizzazione nei confronti degli allergeni di Anisakis simplex durante l’infanzia (6,1% dei casi di allergia in una popolazione di 805 pazienti pediatrici) non associata a sintomatologia.

 

Diagnosi

In considerazione delle possibili ripercussioni sulla vita e sulle attività del paziente, è opportuno che l’allergia ad Anisakis simplex venga attentamente valutata in caso di manifestazioni allergiche apparentemente indotte da alimenti, dal momento che, verosimilmente, vi è una sottostima delle reazioni indotte da tale parassita.

È importante sottolineare che, nelle aree geografiche prospicienti il mare e nelle zone dove le abitudini alimentari (ingestione di pesce crudo o poco cotto) sono tali da consentire un contatto frequente con prodotti ittici, diversi quadri di interesse allergologico (orticaria, angioedema o addirittura shock anafilattico) inquadrati erroneamente come reazioni allergiche indotte da alimenti o reazioni da ipersensibilità o, addirittura, considerati idiopatici (cioè senza una causa identificabile), potrebbero essere collegati proprio all’Anisakis simplex.

In caso di sospetta allergia ad Anisakis simplex fondamentale risulta, al fine di una corretta diagnosi, indagare nel corso dell’anamnesi circa:

  • il tipo di pesce ingerito: i pesci più a rischio di parassitosi sono quelli che possiedono un’elevata concentrazione di grassi nel muscolo (aringhe, merluzzi, sgombri e sardine);
  • dopo quanto tempo dall’ingestione dell’alimento sono comparsi i sintomi . Ricordiamo, infatti che, generalmente nei pazienti che riferiscono sintomi allergologici e/o gastrici dopo ingestione di pesce e con accertata allergia ad Anisakis simplex, il tempo medio di latenza delle manifestazioni allergiche può variare da 3 a 6 ore mentre, in caso di reazioni allergiche da alimenti, generalmente, l’insorgenza dei sintomi si verifica entro 1 ora dalla loro ingestione;
  • la modalità di cottura (pesce o cefalopodi crudi o poco cotti) o preparazione dell’alimento stesso (pesce marinato con aceto o limone). A tal proposito, contrastanti risultano le opinioni circa l’allergenicità delle larve in relazione alla cottura del pesce parassitato. Mentre secondo alcune ricerche il congelamento o la cottura del pesce rappresentano una misura protettiva sufficiente nei confronti di reazioni allergiche ad Anisakis simplex, secondo altre, anche nel pesce cotto o congelato contenente Anisakis sarebbe in grado di attivare reazioni allergiche.

Il paziente con sospetta diagnosi di reazione allergica ad Anisakis andrebbe sottoposto a Skin Prick Test per alimenti (includendo l’estratto allergenico del tipo di pesce o cefalopode ingerito qualora disponibile) e per Anisakis simplex. In caso di negatività do di impossibilità all’esecuzione dei test cutanei (precedenti di shock anafilattico o sintomatologia in atto) andrebbe effettuato il dosaggio delle IgE specifiche nei confronti di: Anisakis simplex ed allergeni alimentari.

Il sospetto diagnostico di Anisakiasi gastro-allergica (presenza di quadri acuti di sintomatologia gastrointestinale in associazione a manifestazioni da ipersensibilità) impone l’esecuzione di una indagine endoscopica gastrica che, il più delle volte, consente l’individuazione e la rimozione della larva con risoluzione dei sintomi.

Misure preventive

Per una corretta prevenzione di tale patologia è di fondamentale importanza assumere solo pesce fresco, garantito da controlli sanitari. Poiché un importante fattore di rischio per la sensibilizzazione nei confronti degli allergeni di Anisakis simplex è costituito dalla ingestione di pesce parassitato crudo o poco cotto, è consigliabile consumare solo pesce ben cotto (ad alte temperature per più di 10 minuti). Risulta fondamentale inoltre la attenta osservanza della direttiva Europea 1998 in merito alle misure di sicurezza alimentare che raccomanda, a scopo profilattico, il congelamento a -20°C per 48 ore del pesce destinato al consumo crudo. In Italia, l’Ordinanza del Ministero della Sanità del 12/05/1992 prescrive che i pesci consumati crudi, marinati o affumicati devono essere congelati per almeno 24 ore a -20°C. Più severa risulta la normativa imposta dalla Food and Drug Administration che prescrive che il pesce, per poter essere consumato crudo, debba essere congelato ad almeno -20°C per 7 giorni, o -35°C per 15 ore.

È necessario ricordare, però, che questa raccomandazione non è valida per i pazienti nei quali sia stata posta diagnosi di allergia ad Anisakis simplex con una storia clinica correlata di reazioni da ipersensibilità immediata rappresentati da orticaria, sindrome orticaria-angioedema o shock anafilattico, in quanto le misure di sicurezza indicate potrebbero risultare inefficaci e non permettere una totale inattivazione delle proteine allergeniche.

Pertanto, a tali pazienti, è opportuno consigliare l’esclusione del pesce dalla dieta indipendentemente dalla modalità di cottura o preparazione dello stesso.

Terapia

Trattandosi di un allergene occulto in grado di contaminare anche altri alimenti, sarebbe auspicabile che il paziente con pregresse reazioni allergiche gravi indotte dalla ingestione di pesce parassitato da Anisakis simplex sia dotato di farmaci in grado di contrastare una eventuale reazione allergica, pertanto in relazione alla sua storia clinica andrà prescritta adrenalina autoiniettabile in caso di pregressa anafilassi o terapia sistemica antistaminica e cortisonica in associazione in caso di reazioni da ipersensibilità di minore gravità (orticaria e/o angioedema).

 

1 commento

  • Iside Armeni

    dicembre 27, 12 2017 07:33:58

    Salve, grazie x la semplicità e chiarezza con cui avete esposto l’argomento. È dal 2010 che combatto con questo “ospite” ed ancora risultò in II classe di allergia…al momento avrei bisogno di integrare omega 3 e glucosamina ma entrambi derivano dal pesce, cortesemente potete aiutarmi? Grazie Iside Armeni

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