Cosa è l’allergia e quanto è diffusa?

Le malattie allergiche sono molto comuni: ormai quasi un bambino su due ne soffre. Le allergie si distinguono in forme respiratorie (rinite, congiuntivite, tosse, asma), cutanee (dermatite atopica e da contatto), alimentari (sindrome orale allergica, orticaria, angioedema, anafilassi), da farmaci (eritema fisso, orticaria, angioedema, anafilassi), da contatto (dermatite, eczema, orticaria), da veleno di insetti (orticaria localizzata o generalizzata, angioedema, anafilassi).

All’inizio del 20° secolo l’allergia era considerata una malattia rara, la sua prevalenza era di circa il 5%. Da allora, diversi fattori (tipo di alimentazione, inquinamento atmosferico, stili di vita) ne hanno innescato un aumento che è gradualmente diventato drammatico, tanto che ormai si parla di epidemia allergica.

I pazienti allergici vanno progressivamente incontro ad un implacabile deterioramento della qualità della vita, del sonno e dell’umore, delle capacità lavorative o scolastiche e complessivamente della crescita personale. Questo determina costi individuali e collettivi molto elevati.

Cos’è l’allergia?

L’allergia è una reazione immunitaria specifica verso sostanze normalmente presenti nell’ambiente (acari, pollini, muffe, derivati epidermici di animali, ecc.) che sono innocue per la maggior parte delle persone. Queste sostanze, dette allergeni, sono proteine che generalmente non provocano sintomi, perché sono “tollerate” dal nostro corpo. Nel soggetto con predisposizione allergica, invece, l’esposizione all’allergene provoca in un primo momento la produzione di anticorpi specifici, le immunoglobuline E (IgE), che si vanno a legare sulla superficie di alcune cellule dette mastociti.

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Questa prima fase si definisce di “sensibilizzazione allergica” in quanto si ha la produzione di anticorpi specifici ma non la comparsa dei sintomi; questa fase di sensibilizzazione senza sintomi può avere una durata di tempo variabile nelle diverse persone e non è sinonimo di “allergia”: infatti, per definire un soggetto realmente “allergico” occorre che l’esposizione all’allergene provochi la comparsa dei sintomi, con un chiaro rapporto di causa/effetto.

Dopo questa prima fase di sensibilizzazione, le successive esposizioni all’allergene provocano la “reazione allergica” caratterizzata dal legame dell’allergene alle IgE adese alla superficie dei mastociti con conseguente rottura delle cellule e liberazione dei mediatori dell’infiammazione che sono i responsabili della comparsa dei sintomi dell’allergia.

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Il paziente allergico, quando entra in contatto con l’allergene a cui è sensibilizzato, presenta sintomi causati da una reazione infiammatoria a livello degli organi interessati. La reazione infiammatoria viene scatenata dal contatto dell’allergene con gli anticorpi IgE, presenti sulla superficie dei mastociti. Queste particolari cellule, collocate come “sentinelle” nella congiuntiva e lungo le vie aeree, vengono attivate dal contatto IgE/allergene e rilasciano una serie di sostanze, come l’istamina, responsabili dei sintomi.

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La reazione infiammatoria può coinvolgere uno o più organi contemporaneamente:

  • Occhi: Congiuntivite con arrossamento, lacrimazione, fotofobia, bruciore e prurito oculare, sensazione di corpo estraneo;
  • Naso: Rinite con prurito al naso e alla gola, starnuti, naso chiuso, gocciolamento nasale;
  • Bronchi: Tosse e/o asma con affanno, senso di costrizione o di peso al petto, crisi asmatica.

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Il paziente allergico, se non curato adeguatamente, può peggiorare con gli anni. Anzitutto, può diventare sempre più “sensibilizzato” a quell’allergene o manifestare sintomi più gravi. L’esempio tipico è offerto dall’allergia ai pollini. All’inizio il soggetto sta male per brevi periodi, che corrispondono ai picchi di pollinazione, poi col tempo può presentare dei disturbi per periodi molto più lunghi, cioè per tutta la durata della pollinazione e oltre.

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