Immunoterapia specifica desensibilizzante in pazienti con cutireazioni positive a tanti allergeni: si può?

L’immunoterapia specifica (ITS), cioè la somministrazione dell’allergene verso cui il paziente è sensibilizzato a dosi crescenti nel tempo, induce una sorta di desensibilizzazione del sistema immunitario, migliorando i sintomi e prevenendo l’evoluzione della rinite in asma allergico e riducendo la possibilità di aumentare il numero delle sensibilizzazioni.

E’ semplice comprendere come effettuare diagnosi precoce e proporre presto un’immunoterapia sia l’unica freccia al nostro arco per modificare la storia naturale della malattia allergica.

Ma se ci troviamo di fronte ad un paziente con cutireazioni positive a tanti allergeni? Possiamo prendere in considerazione ugualmente questa opzione?

La risposta a mio avviso è si, anche se il lavoro potrebbe essere più lungo e quindi mettere a dura prova la collaborazione del paziente.

Innanzitutto bisogna affinare la diagnosi. I prick test non sono più sufficienti ma bisogna ragionare utilizzando la CDR (component resolved diagnosis) cioè valutare la sensibilizzazione del paziente alle proteine speciespecifiche degli allergeni positivi, rispetto a reattività crociata a proteine comuni a diversi pollini (profiline e polcalcine).

Questo approfondimento, effettuato tramite un esame del sangue, ci permette di cominciare a chiarire quali sono le vere allergie, quelle contro cui proporre l’ITS. In alcuni casi il paziente risulta positivo alle proteine speciespecifiche di uno solo degli allergeni risultati positivi ai test cutanei, mentre in altri casi si evidenziano più positività e si arriva a differenziare così i pazienti cross reattivi dai veri polisensibili.

Nel primo caso proporre l’immunoterapia è quasi un obbligo…non si rischia di sbagliare!

Ma nel caso in cui il paziente fosse davvero polisensibile?

Allora vanno presi in considerazione altri fattori:

– la gravità dei sintomi (ad es. la presenza di asma per una famiglia di pollini e non per un’altra)

– la lunghezza del periodo di esposizione all’allergene (ad es. cominciare a proporre ITS contro un allergene perenne come acaro o muffe)

-la reale esposizione a tutti gli allergeni o la possibilità di evitare il contatto con alcuni di essi (ad es. allontanandosi dal luogo di esposizione nel periodo di pollinazione)

-la possibilità di proporre più vaccini distinti allo stesso paziente, soprattutto se giovane.

A mio avviso pensare all’immunoterapia non è mai un lavoro sprecato anche se può sembrare molto laborioso…è l’unico modo di lavorare sul sistema immunitario per aiutare in modo duraturo il paziente. Per questo consiglio sempre una rivalutazione accurata e un confronto con lo specialista in modo da trovare insieme al paziente le opzioni migliori.

Lascia un Commento